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CRISI D’IDENTITÀ: 3 MANIFESTAZIONI

Crisi d’identità: riconoscerle e governarle Vivere una vita piena di soddisfazioni e realizzazioni personali non è semplice. Le fondamenta si costruiscono nel delicato periodo dell’adolescenza. Il giovane attraversa una crisi d’identità e può avere bisogno

Crisi d’identità: riconoscerle e governarle

Vivere una vita piena di soddisfazioni e realizzazioni personali non è semplice. Le fondamenta si costruiscono nel delicato periodo dell’adolescenza. Il giovane attraversa una crisi d’identità e può avere bisogno di essere supportato per non cadere o rimanere nel limbo dell’inconcludenza e della noia. Vediamo insieme alcune manifestazioni di crisi d’identità, le cause ed i possibili rimedi.

1. Crisi d’identità ed abbandono scolastico

Durante la scuola superiore, alcuni ragazzi in crisi d’identità si sentono demotivati e non hanno voglia di impegnarsi. In un primo momento, continuano a presentarsi a scuola. Successivamente, aumentano le assenze perché non vogliono farsi vedere in difetto rispetto compagni e professori. Infine, possono decidere di rimanere a casa tutto l’anno scolastico. A niente valgono i tentativi dei genitori di persuaderli. La depressione puó insorgere anche cosí presto e l’abbandono scolastico puó esserne un sintomo. I giovani si fanno molte domande. É la scuola giusta per me? A cosa mi serve studiare? Dovró andare all’universitá? Avró capacitá, voglia e costanza? Cosa mi piace? Queste domande sono giuste ed appropriate alla fase di crescita che stanno attraversando. Tuttavia, possono generare troppo caos e timore di definire la propria identitá senza soddisfare aspettative di genitori, insegnanti e coetanei. Per soggetti molto fragili puó essere tanto problematico. Per anni, da famiglia, scuola ed altri contesti educativi o ricreativi hanno ricevuto indicazioni su come dovevano essere. Molte loro parti sono state messe da parte. Un giovane puó aver paura di scoprire chi é, cosí può difende con il disinteresse e la noia. ‘Meglio essere niente che qualcuno che non piace!’, può pensare un giovane. ‘Meglio la noia al timore di mettersi in gioco’.

2. Crisi d’identità e blocco degli esami universitari

Anche in questo caso, possiamo parlare di crisi d’identità. Tuttavia, il periodo temporale è posticipato. Il giovane stava giá tentando di definire la propria identitá, ma si sente bloccato. In questa fase della vita, oltre alla scelta sbagliata della facoltá, i motivi possono riguardare anche l’inibizione. Il giovane puó non riuscire a terminare gli studi per paura del mondo del lavoro che, in quanto nuovo, lo spaventa. Oppure, é bloccato perché non si sente sostenuto nella sua scelta. Ad esempio, un padre che vuole un figlio ingegnere, potrá accettare di aiutare il figlio a diventare biologo. Tuttavia, la disistima del padre nei confronti della biologia e dei biologi, potrá inibirlo. Inconsciamente, il giovane potrá pensare che solo un ingegnere sia degno di valore. Una crisi d’identità a questo livello può essere meno grave del livello precedente perchè il soggetto ha già capito qualcosa della propria identità, ma non riesce a metterlo in atto. Tuttavia, la crisi può essere anche più complicata se un ragazzo è arrivato fino a quel punto, con gli studi, in quanto spinto inconsciamente dalle persone che gli stanno accanto. In quel caso, è necessario un lavoro più profondo per far sorgere l’identità, la soggettività di questa persona. Leggi un mio articolo di quando ero ancora studentessa di psicologia: ‘La Sindrome di Peter Pan nel mondo universitario. Blocco degli esami e incapacità a laurearsi’.

3. Crisi d’identità ed incapacitá di lavorare

La crisi d’identità puó rimanere nascosta fino all’entrata, o sulla soglia, del mondo del lavoro. L’incapacitá di lavorare può manifestarsi a vari livelli:

Colloqui di selezione

Può capitare a tutti di non passare qualche colloquio o test selettivo. Ci può essere qualcuno più preparato di noi, oppure possiamo sentirci agitati e non dare il meglio di noi. Come ogni diagnosi psicologica, è necessario che questo sintomo si ripeti più volte nel tempo e che interroghi il soggetto. Un blocco a questo livello può mettere in luce molti interrogativi. Un ragazzo può inconsciamente sabotare i colloqui di lavoro perchè non ha voglia di lavorare, oppure perchè non è il lavoro che vuole fare. Inoltre, può essere presente la questione del narcisismo. Un giovane alle prime esperienze, se molto narcisista, inconsciamente rifiuterà mansioni non inerenti ai suoi titoli di studio. Se in famiglia ed a scuola non ha faticato per raggiungere traguardi, potrà non essere in grado di farlo successivamente. Tuttavia, possiamo avere anche una situazione opposta. Un giovane può desiderare veramente un posto di lavoro, quel posto di lavoro. Tuttavia, può difendersi dal proprio desiderio mettendo consapevolmente in atto dinamiche che lo portano ad essere rifiutato. Addirittura, può sbagliare inconsapevolmente ora, luogo o giorno del colloquio. Può dimenticarsene per poi ricordarsene, casualmente, qualche ora dopo. Oppure, può risultare al suo interlocutore non interessato, inadatto o anche, più semplicemente, antipatico. Può assumere una postura inadatta, guardare distrattamente l’orologio, non riuscire a valorizzarsi, a brillare tra tanti. Può ripetere il dramma della preferenza dei suoi genitori per altri fratelli. Se suo fratello è sempre stato il preferito della mamma, perchè dovrebbero scegliere lui? Questo è un lavoro dei minimi dettagli. Qualsiasi evento o episodio, anche minimo, può far oscillare una vita tra l’inerzia ripetitiva dell’insuccesso e la brillantezza fallica del successo.

Licenziamento

Lo scacco mortifero può manifestarsi con più licenziamenti. Un soggetto può non riuscire a star dietro agli orari lavorativi perchè non ha energia a causa della depressione. Oppure, non è interessato realmente al lavoro che svolge. O ancora, desidera fare il lavoro per cui è assunto, ma si difende da una condizione di felicità, gratificazione e realizzazione personale perchè ne ha paura. Perchè si può aver paura della felicità? Ci sono tanti motivi e uno diverso per ciascuno. I più frequenti sono il sentirsi in colpa rispetto persone significative più sfortunate di noi, come genitori o fratelli. Possono riguardare l’aderire all’immagine che i genitori si sono fatti di noi. Oppure, il non voler mettersi in competizione o essere invidiato da amici o parenti. Nel caso di una struttura di personalità profondamente depressa, il motivo rilevante riguarda la radicata convinzione di non valere nulla. Quindi, se non valgo nulla, perchè un capo o un’azienda dovrebbe volermi? L’assenza di autostima ed il minimizzare proprie capacità ed attività può avere un ruolo molto forte. Anche non riuscire a stare alle regole tollerando la frustrazione può essere un motivo. Ci sono giovani che rifiutano di avere solo un mese di ferie e comunicano al responsabile che loro staranno via per più tempo. Oppure, pretendono di viaggiare durante ponti e festività, quando il loro contratto, al momento, non lo permette.

Ti riconosci o riconosci qualcuno a te vicino in una di queste crisi d’identità? Adesso, hai più elementi per iniziare a comprendere ed interrogarti. Per maggiori informazioni o per una consulenza, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio.

 

Susanna Premate

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